DEVOLUZIONE E CONTRATTAZIONE
REGIONALE
Il processo in atto, che sta trasferendo progressivamente sempre
più poteri alle Regioni, rafforzato ulteriormente con l’approvazione
della cosiddetta “Devolution”, deve quanto prima essere
accompagnato da un simultanea capacità delle Regioni di poter
disporre di parte delle risorse finanziarie generate sul proprio
territorio, in modo da rendere le autonomie locali in grado di svolgere
le funzioni ad esse conferite e fornire, quindi, i servizi adeguati
alla propria cittadinanza.
In questi anni molto si è scritto sul così detto federalismo
fiscale unica riforma che potrebbe garantire il superamento dell’attuale
sistema dei trasferimenti statali. Purtroppo, sino ad ora è
rimasto tutto (o quasi) sulla carta. La realtà in cui siamo
costretti ad operare nelle Regioni del Nord è una realtà
dove la differenza - tra quanto si riceve in termini di trasferimenti
e quanto si versa allo Stato centrale in termini di imposte –
è pesantemente negativo.
A trovarsi in questa situazione non siamo solo noi lombardi ma
tutte le regioni del nord, ad esclusione di quelle a statuto speciale.
In testa c’è proprio la Lombardia con un saldo negativo
pro capite pari a 5.360 euro. Questi i risultati che emergono dal
bilancio delle tasse versate dalle Regioni allo Stato e le somme
che quest’ultimo ritorna in termini di trasferimenti. In Lombardia,
come dicevamo, di fronte ai 6.623 euro di tasse pagate da ogni cittadino
(i dati si riferiscono all’Irpef, all’Irpeg, e all’IVA)
lo Stato ritorna solo 1.263 euro (con un saldo negativo pari a 5.360
euro). Anche il Piemonte registra una situazione fortemente deficitaria
(-3.880 euro). Sulla scia delle regioni maggiormente svantaggiate
troviamo anche l’Emilia Romagna (-3.417 euro) e il Veneto
(-2.960 euro), seguite a breve distanza da Toscana (-2.517 euro),
Liguria (-1.980 euro) e Friuli Venezia Giulia (-1.713 euro), unica
regione a statuto speciale che presenta una situazione deficitaria.
Non va meglio nemmeno al centro dove Marche, Umbria ed Abruzzo risultano
anch’esse svantaggiate nei trasferimenti statali. Caso a parte
è il Lazio, dove ogni residente versa 5.787 euro e se ne
vede ritornare 1.359, con un saldo negativo di 4.428 euro (questo
dato risulta fortemente viziato dalla presenza, a Roma, delle sedi
legali delle principali aziende parastatali e dei Ministeri).
A vivere, invece, ancor oggi una situazione di vantaggio nel meccanismo
del dare/avere con lo Stato centrale sono gran parte delle regioni
del sud e soprattutto quelle a statuto speciale. Alla Valle d’Aosta,
infatti, vengono trasferiti dallo Stato 7.086 euro pro capite contro
i 4.208 euro versati in tasse dai cittadini valdostani. Il saldo?
Più’ 2.878 euro. Così come accade in Trentino
Alto Adige dove si registra un saldo positivo pari a 1.719 euro
pro capite. Ed anche in Basilicata la situazione non è poi
così distante e il saldo tra dare ed avere pro capite raggiunge
quota 1.232 euro. Mentre arriva ad 829 euro in Sardegna, ad 825
in Sicilia, a 570 euro in Calabria, a 332 euro in Molise, a 133
euro in Campania. Solo la Puglia al sud con un saldo negativo di
40 euro risulta fra le regioni “meno fortunate”.
L’approvazione della “Devolution” pone ormai
come irrinunciabile il traguardo del federalismo fiscale ed è
tempo di mettere mano al sistema dei trasferimenti statali. I nostri
sforzi adesso devono essere tutti concentrati lì perché
le Regioni del Nord sono Regioni virtuosa ma sono costrette a rinunciare
alla propria autonomia finanziaria per “aiutare” le
altre Regioni che a differenza delle nostre hanno come politica
quella di fare debiti su debiti buttando sulle spalle delle altre
comunità il risanamento. Al Nord si pagano le tasse, si crea
ricchezza ma i trasferimenti vanno ad altri. Questi dati parlano
da soli e dimostrano che il federalismo fiscale è l’unica
strada per rendere più virtuosi gli enti locali perché
responsabilizza gli amministratori locali. Noi siamo a posto. Vorremmo
che lo fossero anche gli altri.
TABELLA DI CONFRONTO TRA IMPOSTE VERSATE ALLO
STATO E TRASFERIMENTI STATALI
| REGIONI |
Imposte versate allo stato quota
pro capite |
Trasferimenti dallo Stato alle regioni
pro capite |
Saldo pro capite |
| Lombardia |
6.623 |
1.263 |
- 5.360 |
| Lazio |
5.787 |
1.359 |
- 4.428 |
| Piemonte |
4.761 |
881 |
- 3.880 |
| Emilia Romagna |
4.371 |
900 |
- 3.471 |
| Valle d’Aosta |
4.208 |
7.086 |
+ 2.878 |
| Trentino A. Adige |
3.995 |
5.714 |
+ 1.719 |
| Veneto |
3.915 |
995 |
- 2.960 |
| Friuli Venezia Giulia |
3.767 |
2.054 |
- 1.713 |
| Liguria |
3.702 |
1.722 |
- 1.980 |
| Toscana |
3.436 |
919 |
- 2.517 |
| Umbria |
2.742 |
1.289 |
- 1.452 |
| Marche |
2.628 |
1.134 |
- 1.494 |
| Abruzzo |
2.194 |
1.174 |
- 1.021 |
| Sardegna |
1.661 |
2.490 |
+ 829 |
| Sicilia |
1.450 |
2.274 |
+ 825 |
| Puglia |
1.439 |
1.398 |
- 40 |
| Campania |
1.406 |
1.538 |
+ 133 |
| Basilicata |
1.385 |
2.617 |
+1.232 |
| Molise |
1.378 |
1.711 |
+332 |
| Calabria |
1.082 |
1.652 |
+ 570 |
N.B. confronto tra i trasferimenti statali e le imposte versate
allo Stato dalle Regioni italiane. I dati si riferiscono al gettito
Irpef, Irpeg e IVA di competenza 2001 che sono i dati più
recenti a disposizione. Elaborazione è stata fatta dall’Ufficio
Studi CGIA di Mestre attingendo da varie fonti.
IL SIN.PA. CONDIVIDE IL PROGETTO POLITICO DELLA
DEVOLUTION
In quest'ottica il SIN. PA. si muove per organizzare quello che
sarà il futuro mondo del lavoro e delle relazioni sindacali
per quanto concerne ad una delle parti sociali più rappresentative,
quella sindacale, appunto.
Ovviamente il Sindacato, tradizionalmente conosciuto come elemento
di gestione all'interno di una situazione politica e sociale stabilizzata,
nel momento in cui si propone come strumento di spinta e rinnovazione,
o addirittura come strumento di rottura, non può perdere
di vista, seppur riducendolo al minimo, l'elemento gestionale che
è quello che deve garantire il passaggio dei lavoratori e
dei pensionati, rappresentati, che sono la maggioranza degli iscritti,
dalla vecchia alla nuova gestione.
Chi si propone per il cambiamento nel mondo sindacale deve fare
i conti con le strutture esistenti, entrare in esse col chiaro scopo
di modificarle o abbatterle, ma entrare con le idee nuove, propagare
le idee nuove, farle conoscere e crescere e cominciare ad incrinare
il muro di falsa solidarietà e di vera omertà che
sorregge il sindacato tradizionale.
Il progetto in sè muove da poche semplici considerazioni
di carattere pratico ma immediatamente intuibili ed incontestabili
e vuole fare leva non sulla contrapposizione Nord - Sud ma sulla
considerazione che i problemi globali non possono essere risolti
e che quindi ciascuno deve pensare ai propri.
° Il Nord è ancora oggi una terra ricca e altamente
produttiva, una Regione che sarebbe certamente autosufficiente ai
fabbisogni occupazionali dei suoi cittadini se non dovesse fare
fronte alle inefficenze del centralismo statale;
° Il Nord è una terra ad alta densità di popolazione,
costituita per un buon 30% da abitanti di provenienza immigratoria
par la maggior parte perfettamente integratasi nel sistema settentrionale.
° Le strutture e le infrastrutture del Nord fino ad oggi hanno
potuto sopportare il flusso migratorio, ma oggi non ne sono più
in grado per svariate ragioni che qui non è il caso di esaminare,
alcune delle quali tuttavia è opportuno semplicemente enunciare:
calo demografico con conseguente aumento della popolazione anziana
e quindi assistita, aumento del costo della vita, aumento del prezzo
degli alloggi anche come conseguenza del fermo dell'Edilizia Residenziale
Pubblica, diminuzione generalizzata dei posti di lavoro.
° Il Nord., oggi come oggi, può garantire solo ed esclusivamente
ai propri cittadini residenti il rispetto di alcuni dei diritti
fondamentali quali lavoro, casa, sanità e pensioni;
° Protrarre nel tempo e nello spazio il concetto ed il principio
di solidarietà, così come è stato affermato
ed attuato dallo Stato Italiano, significa accelerare il processo
di decadimento dell'intero Paese perché il Nord non è
più in grado di sostenere da solo il peso economico, occupazionale
ed assistenziale dell'intero Paese, cui si aggiunge il peso sempre
più opprimente di una immigrazione ormai incontrollata.
OBIETTIVI
Il SIN. PA. si propone quindi di rappresentare gli interessi legittimi
dei lavoratori e dei pensionati del Nord, di affrontare con essi
e per loro conto i problemi della disoccupazione, dell'assistenza,
della Previdenza, della sanità, della casa, della retribuzione
e quant'altro, valutando esclusivamente la situazione all'interno
dei confini delle regioni del Nord e proponendo soluzioni di carattere
contrattuale appositamente pensate per la realtà che si vuole
rappresentare, auspicando al contempo che altre Organizzazioni Sindacali
non tradizionali, sulla spinta dell'evoluzione politica seguano
questa iniziativa e concorrano a creare un mondo sindacale nuovo
con regole chiare ed adatte alle singole realtà in via di
formazione ed evoluzione.
Il Sin.Pa. sostiene che i lavoratori e i pensionati delle regioni
del Nord, disoccupati, ammalati, sfrattati, disadattati, abbiano
precedenza assoluta rispetto a chiunque altro nella soluzione dei
loro problemi all'interno delle regioni nelle quali vivono, operano
e pagano tasse e contributi sociali.
Impoverire ancora di più il Nord non significa risolvere
i problemi altrui ma crearne di ulteriori qui, sacrificando di conseguenza
anche quell'unica forza produttiva che è di supporto per
tutte le regioni al traino.
METODOLOGIA
L'uscita dalla situazione sopradescritta passa attraverso una serie
di azioni mirate a rendere consapevoli i lavoratori del Nord di
essere nelle condizioni di poter determinare il cambiamento, rivendicando
diritti e condizioni di lavoro che competono loro e di cui non possono
godere ed essere beneficiari in quanto su di essi grava l'enorme
peso dello stato assistenziale.
Dalla presa di coscienza dei lavoratori passerà l'allontanamento
degli stessi dalle mastodontiche strutture sindacali confederali
che si reggono, come vedremo, sui servizi resi indispensabili dallo
Stato e sui contratti nazionali, penalizzanti per i lavoratori del
nord e la richiesta di un modo nuovo di contrattare che a sua volta
spingerà le associazioni imprenditoriali a rivalutare la
situazione del mondo del lavoro padano.
IL CONTRATTO PER IL NORD
Proporre il contratto per il Nord significa delineare dal punto
di vista della tematica sindacale gli aspetti che dovranno regolamentare
i rapporti nel mondo del lavoro e delle categorie sociali dei pensionati,
delle casalinghe e degli studenti nello Stato federale, da confrontare
con le forze politiche ed imprenditoriali, al fine di perseguire
lo scopo ultimo ed ottimale della contemperazione degli interessi
tra le diverse parti sociali e politiche nel rispetto delle esigenze,
delle necessità, delle prerogative e dei diritti di ciascuna
categoria.
Questo tipo di contratto si propone dunque come la realizzazione
di una condizione ideale per i lavoratori all'interno di uno Stato
con determinate caratteristiche e determinate potenzialità
e propone una suddivisione di oneri ed utili tra le diverse parti
sociali e lo Stato calcolati sulla base di un principio di stretta
priorità per i cittadini dello stesso stato.
La retribuzione dovrebbe essere calcolata sulla base del reale
valore del lavoro e del costo della vita, attraverso l'individuazione
del punto di equilibrio tra il valore assoluto della prestazione,
la esigenza di copertura dei rischi d'impresa dell'imprenditore,
la necessità di guadagno di quest'ultimo e il calcolo corretto
delle esigenze minime vitali del lavoratore e del suo nucleo familiare
( Paniere Padano ); l'aliquota di solidarietà sociale dovrà
calcolarsi sulla base di una reale necessità delle categorie
interessate, gli investimenti dello Stato dovranno parzialmente
essere destinati a favorire nuova occupazione riducendo conseguentemente
il fabbisogno di oneri sociali, la previdenza dovrà essere
proporzionata in misura quantitativa e temporale alle esigenze e
necessità del contribuente, salvo l'obbligo di contribuzione
ad un fondo di solidarietà sociale, il lavoro nero sarà
combattuto attraverso la possibilità di concorso pieno e
totale tra lavoro e assegno pensionistico, attraverso l'incentivazione
del lavoro regolare e mediante l'introduzione di sanzioni a carico
anche dei lavoratori irregolari: la tutela del lavoratore, infatti
non deve spingersi al punto di danneggiare la collettività.
LA BUSTA PAGA PADANA
Il contratto nazionale di comparto dovrebbe definire la normativa
minima di tutela del lavoratore e i minimi salariali (minimo vitale)
per ogni inquadramento.
Tale minimo vitale definito sul piano nazionale dovrebbe corrispondere
alla cifra minima necessaria per vivere in relazione alla situazione
economica del comparto e al costo della vita nazionale.
Indicativamente dovrebbe corrispondere ad un terzo del costo del
lavoro, comprensivo della contribuzione pensionistica cosi come
verrà definita dalla riforma della Previdenza ed in vista
della regionalizzazione dell’Inps.
Pensiamo che si debbano superare gradualmente tutte le voci contributive
arrivando ad un'unica voce fiscale, che il tesoro ripartirà
nei diversi istituti di supporto al salario e all’occupazione
percentuale sull’insieme della struttura del costo del lavoro
attorno al 30% ( 20% a carico dell’azienda 10% a carico del
lavoratore), del costo del costo del lavoro aziendale.
Il prelievo fiscale dovrebbe essere ripartito tra un incidenza del
10% a livello nazionale e del 20% a livello territoriale.
CONFRONTO TRA:
BUSTA PAGA ATTUALE E BUSTA PAGA PADANA TERRITORIALE
Retribuzione lorda di riferimento
(comprensiva degli oneri) |
|
€ 1.750 |
Retribuzione lorda annuale
(€ 1.750 per 13 mensilità) |
|
€ 22.750 |
| |
|
|
Imposizione contributiva attuale media del 40%*
(di € 22.750) |
|
€ 9.100 |
| Retribuzione imponibile (€ 22.750 – € 9.100) |
|
€ 13.650 |
| Aliquota fiscale media circa 20% (di € 13.650) |
|
€ 2.730 |
| |
|
|
| Netto annuale in busta |
|
€ 10.920 |
| Netto mensile in busta |
|
€ 840 |
*tenendo conto delle differenze tra operai, impiegati e dirigenti
e delle differenze tra aziende sotto i 15 dipendenti e sopra
Riepilogo sistema attuale
|
| Retribuzione lorda |
|
€ 22.750 |
| Contribuzione |
|
€ 9.100 |
| Tassazione |
|
€ 2.730 |
| Netto in busta annuale |
|
€ 10.920 |
| Netto in busta mensile (per 13 mensilità) |
|
€ 840 |
|
Busta paga Padana Territoriale |
| Retribuzione lorda di riferimento (comprensiva degli oneri) |
|
€ 1.750 |
| Retribuzione lorda annuale (€ 1750 per 13 mensilità) |
|
€ 22.750 |
| |
|
|
| Contribuzione Nazionale 10% (di € 22.750) |
|
€ 2.275 |
| Retribuzione imponibile nazionale (€ 22.750 – €
2.275) |
|
€ 20.475 |
| Aliquota fiscale nazionale 5% (di € 20.475) |
|
€ 1.023,75 |
| Contribuzione Regionale 20% (di € 22.750) |
|
€ 4.550 |
| Retribuzione imponibile regionale (€ 20.475 – €
4.550) |
|
€ 15.925 |
| Aliquota fiscale regionale 5% (di € 15.925) |
|
€ 796,25 |
Riepilogo busta Padana Territoriale |
| Retribuzione lorda |
|
€ 22.750 |
| Contribuzione nazionale |
|
€ 2.275 |
| Aliquota fiscale nazionale |
|
€ 1.023,75 |
| Contribuzione Regionale |
|
€ 4.550 |
| Aliquota fiscale regionale |
|
€ 796,25 |
| |
|
|
| Netto in busta annuale |
|
€ 14.105 |
| Netto in busta mensile (per 13 mensilità) |
|
€ 1.085 |
|
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