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Per non morire di Cina

Difendere le nostre aziende per rilanciare la competitività del Paese. Questa la richiesta che il Sindacato Padano rivolge al governo invitandolo ad adottare tutte le misure necessarie per evitare il collasso del sistema economico continuamente minato dall’invasione asiatica. Invasione ancora oggi senza regole e priva di alcun controllo. «Come ho già avuto modo di dire altre volte - spiega Rosi Mauro, segretario generale del Sindacato Padano -, mi auguro che i rappresentanti della Triplice sindacale non usino la doppia faccia andando a manifestare al fianco dei lavoratori del Nord senza poi chiedere nulla in loro favore ai tavoli romani».

Si riferisce al tavolo sulla competitività aperto a Palazzo Chigi?
«Proprio a quello. Dobbiamo evitare che le nostre imprese vadano all’estero e porre efficaci rimedi al problema asiatico. Non vorrei, invece, che tutto finisse in un totale silenzio come è accaduto durante l’ultima riunione. Purtroppo, però, c’è qualcuno che continua a non voler sentire parlare di dazi doganali. A questi signori ricordo che se non troviamo velocemente una soluzione al problema quello che abbiamo oggi davanti agli occhi è solo l’inizio del disastro che ci aspetta. Le nostre imprese non reggono la concorrenza. Attenzione però, non dobbiamo fare lo sbaglio di pensare che questo sia un problema esclusivamente interno. È un problema europeo che io personalmente ho sottoposto con forza al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Mi auguro che si apra presto un serio confronto anche perché, a parte le proposte che noi abbiamo portato a Roma, mi sembra che anche la Lega Nord stia premendo per innescare velocemente il meccanismo dei dazi a difesa del settore tessile e del calzaturiero».

Lei ha detto che il problema è europeo. Non sarebbe allora meglio discuterlo a livello comunitario?
«In prima battuta questo tema deve essere affrontato a Roma e in un secondo tempo deve essere posto con forza anche a livello europeo. Stiamo parlando di un problema condiviso da tantissimi Stati aderenti all’Ue, compresi quelli "arrivati" per ultimi. Non esiste nessun Paese in grado di competere con il costo della manodopera cinese. Non dimentichiamoci che un operaio con gli occhi a mandorla ha un costo orario pari a 0,45-0,50 centesimi l’ora. In Europa, per lo stesso lavoro, un operaio costa tra i 10 e i 13 euro. Nonostante sotto l’albero non ci sia nulla di nuovo, purtroppo, non vedo ancora risposte concrete. Mi auguro che al tavolo sulla competitività che dovrebbe essere convocato entro febbraio il governo formuli le sue proposte a riguardo».

Tra le possibilità in discussione anche l’etichettatura e la rintracciabilità dei prodotti.
«Certamente. Diverse solo le carte che possono essere giocate. La mia preoccupazione, però, è un’altra. Ho cioè timore che alcuni non abbiano bene capito la gravità della situazione. Ripeto, non è il problema di un solo settore, è un problema globale; tutti i settori produttivi stanno facendo i conti con questa realtà e le risposte tardano ad arrivare. Se non ci mettiamo mano in tempi brevi nessuno sarà più in grado di intervenire».

Intanto si pensa anche a mettere mano al sistema delle dogane.
«È necessaria una revisione totale di questo sistema. Non si può più andare avanti così. Ricordo quando tre anni addietro il segretario federale della Lega Nord, Umberto Bossi, ha posto la questione parlando dei dazi. Ci fu il vuoto totale. Solo noi come Sindacato Padano cercammo di intavolare una discussione a riguardo. Discussione che assunse ben presto la forma del monologo perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Oggi siamo in uno stato avanzato della malattia e se continueranno a non rispondere tutto diventerà molto pericoloso».

Crede che incentivi alla ricerca e interventi per evitare la fuga dei cervelli possano aiutare la competitività del sistema impresa?
«Tutto può servire, ma lo si deve fare davvero. In questa fase molto delicata serve maggiore coraggio. Le riforme devono andare a favore di questo Paese, non contro. In caso contrario non riusciremo mai a parlare di competitività, di certo non risolveremo i nostri problemi e non lasceremo un futuro certo ai nostri figli».

Simone Boiocchi per la Padania