Prime osservazioni alla Finanziaria

La riforma delle pensioni e la finanziaria sono due cose diverse anche se vi sono sul piano delle risorse degli evidenti punti di coincidenza.
La presentazione della legge finanziaria è un adempimento necessario del governo con precisi limiti e vincoli anche temporali; la riforma delle pensioni è una necessità di giustizia sociale da concordare con le parti sociali che rappresentano gli interessi di lavoratori e pensionati.
Presentare in coincidenza legge finanziaria e delega sulle pensioni può ingenerare confusione, anche perché quanto sinora anticipato dagli organi di stampa sulla previdenza non è la riforma delle pensioni, ma una direzione di marcia che nell'arco d'alcuni anni dovrebbe:

  • Incentivare la permanenza al lavoro di chi ha maturato il diritto al pensionamento;
  • Completare la riforma Dini;
  • Costruire il nuovo modello di tutela della vita dopo il lavoro attivo dal 2008 - 2010;

Riproponiamo questo concetto per confermare che non veniamo a Roma per acquistare un pacchetto, d'atti politici, chiuso e blindato, ma per discutere con il Governo e costruire assieme un sistema delle pensioni all'altezza della realtà.

Nel merito della Legge Finanziaria che il governo intende presentare.

L'ipotesi, anticipata dagli organi di stampa è che sarebbe intenzione del Governo recuperare 16,2 miliardi di Euro per la riduzione del deficit e per lo sviluppo.
Di questo ammontare circa 10 miliardi di euro dovrebbero venire recuperati con operazioni straordinarie e una tantum (condono edilizio, riapertura condono fiscale e concordato preventivo, vendita patrimonio immobiliare e riaffitto, ecc.), e 6 miliardi di euro da misure strutturali (tagli dei trasferimenti agli enti locali, tagli a pensioni d’invalidità e pensioni d’oro, tagli ai ministeri, recupero da regioni e sanità).
Di queste risorse:

  • 2/3 (10-11 miliardi di euro) dovrebbero andare a risanare il deficit di bilancio da contenere nel 2004 non oltre il 2,1-2,5%;
  • 1/3 (5 miliardi di euro) in interventi di sostegno allo sviluppo (Infrastrutture - Tremonti ricerca, famiglia-bonus libri e assegni famigliari, scuola e formazione, ristrutturazione case).

In questo modo anziché contenere il disavanzo 2004 entro l'1,8 % esso potrà lievitare ad un massimo del 2,3%, molto al di sotto del 3% sancito dalla comunità europea.

Rispetto ai singoli punti facciamo le seguenti osservazioni:

  1. Siamo contrari al condono edilizio come mezzo per reperire risorse fresche.
    In generale consideriamo straordinario l'uso di questo strumento.
    Quando se ne abusa, vi è il rischio concreto che funga da incentivo per aggirare leggi e norme e ad evadere le tasse proprio in vista delle possibili e prevedibili sanatorie.
  2. E' corretta la scelta di introdurre sgravi per le famiglie e bonus per le situazioni di maggiore precarietà, tuttavia l'ipotesi di co-finanziare tali bonus tra stato e regioni, appare alquanto contraddittoria con la linea di ridurre i trasferimenti agli enti locali.
  3. Sempre in questo quadro riteniamo che l'eventuale introduzione di ticket sulle ricette non possa essere generalizzata ma debbano esserne esclusi gli anziani con il minimo di pensione e i titolari di pensioni d'invalidità che vivano da soli.
  4. Non neghiamo la necessità di sostenere lo sviluppo del Mezzogiorno, tuttavia occorre ribadire che non è una realtà omogenea sia sul piano economico che sociale e che occorre un sostegno finanziario che effettivamente ne valorizzi le risorse (prevalentemente agricole e turistiche) consolidi il sistema infrastrutturale e non abbia alcuna deriva verso settori di criminalità organizzata.
  5. Riteniamo che si debba affrontare il problema della difesa delle nostre imprese dalla concorrenza sleale di alcuni paesi come ad esempio la Cina. Occorre individuare forme di garanzia sul fatto che le merci importate in Italia sono prodotte nella tutela di diritti elementari dei lavoratori. In caso contrario l'importazione di tali prodotti in ragione di presunte leggi di mercato ha come ricaduta lo sfarinamento di significativi settori produttivi (ad esempio nella ceramica e pelletteria) con le conseguenti cadute occupazionali e sociali quando tali produzioni siano anche ubicate in particolari zone geografiche.
  6. Vogliamo qui ribadire la nostra contrarietà alla prassi della concertazione e contrattazione a livello nazionale della cosiddetta inflazione programmata. Siamo convinti che, pur all'interno di una cornice economica delineata dalla legge finanziaria, la gestione degli effetti dell'inflazione debba essere attuata a livello regionale o macro regionale.
    In particolare se guardiamo all'andamento reale dei prezzi e sulla loro incidenza rispetto al potere d'acquisto di salari e stipendi.
    Non vi è dubbio che in Italia alcune categorie hanno approfittato dell'introduzione dell'euro per fare lievitare in modo esorbitante i prezzi di beni di largo consumo (dal pane alla frutta) e che tale incidenza sia particolarmente visibile al Nord.
  7. Bisogna trovare nuove risorse economiche attraverso la lotta alla piaga del lavoro nero che rappresenta circa il 20% del PIL, utile sarebbe l'introduzione della figura di un commissario straordinario.
  8. E' sempre poco l'investimento fatto per la riforma della scuola, bisognerebbe continuare ad investire in tecnologia, ricerca e università e siamo soddisfatti di come il ministro Moratti ha impostato la riforma.
  9. Concordiamo sulla necessità di introdurre da subito gli incentivi per rimanere al lavoro da parte di quei lavoratori che hanno maturato il diritto al pensionamento ed è necessario ricavare contributi dalle pensioni d'oro e dalla verifica delle pensioni d'invalidità.
    Questi sono dei paletti sulla strada della riforma pensionistica, ma non è la riforma che dovrà essere attuata con il concorso di tutte le parti sociali.

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Finanziaria e Decreti d’urgenza

La legge finanziaria è il principale mezzo di reperimento e utilizzo delle risorse necessarie per consentire al sistema Italia di vivere, consolidarsi e svilupparsi.
Nella relazione introduttiva alla proposta di legge, il Ministro Tremonti ha rimarcato come l'11 settembre ha scombussolato le previsioni di sviluppo dell'economia Europea ed Americana.
Anche le difficoltà sopraggiunte alla gestione delle conseguenze della guerra all'Iraq non favoriscono la previsione di scenari positivi a breve periodo.
La stabilità economica mondiale ha la necessità di essere difesa da forze di pace il cui costo sottrae risorse ad altri interventi, in particolare di tipo sociale.
E' bene ricordare che nel mondo vi sono a tutt'oggi almeno 10 mila soldati italiani nei diversi fronti di guerra e di pace, con il conseguente costo economico per l'insieme della collettività.
Il paese ha bisogno di un intervento organico che scaturisca da un progetto complessivo che, nel gestire le inevitabili transizioni, sappia prefigurare un nuovo modello sociale basato sulla sussidiarietà e la valorizzazione delle forze economiche e culturali locali.
Tale disegno deve avere il supporto dei cittadini in un'ottica di equità e giustizia.
L'utilizzo dello strumento dei provvedimenti d'urgenza è il contrario della visone organica che noi chiediamo in particolare quando si introducono decisioni come quella relativa al condono edilizio.
Il lavoro dipendente è tassato alla fonte e il prelievo fiscale sulla busta paga non è soggetto alla dichiarazione degli interessati.
La discussione sulla riforma del costo del lavoro è appesantita da questo modello salariale che si fatica a toccare e ritoccare perché verrebbero modificati equilibri delicati sia sul versante del potere d’acquisto dei lavoratori sia su quello del prelievo contributivo fiscale e parafiscale.
I condoni, ormai periodici, sono un incentivo all'evasione fiscale, (per chi può farla); infatti che senso ha pagare le tasse oggi se so che arriverà, prima o poi, ma sempre, un condono che mi consentirà uno sconto consistente sul dovuto per legge?

Non vediamo la necessità dei provvedimenti d'urgenza nemmeno per le ulteriori questioni in essi inseriti:

  • Proroga al 2004 dello sconto Irpef del 36% per le ristrutturazioni edilizie e aliquota IVA agevolata al 10% sull’acquisto di materiali, fino al 31 dicembre 2003.
  • Concordato biennale per artigiani e commercianti, si può aderire dal gennaio 2004, incremento dei controlli da parte della guardia di finanza e maggiore tassazione per chi aumenta i prezzi.
  • Premio alle società non quotate con riduzione delle imposte sui redditi del 20% per il periodo in cui è avvenuta la quotazione e per i due successivi.
  • Aliquota ridotta dal 12,5 % al 5 % sui rendimenti dei fondi mobiliari per investimenti di almeno due terzi dell’attivo in azioni PMI.
  • Trasformazione in S.p.A. della cassa depositi e prestiti, con lo scopo di favorire il potenziamento degli investimenti pubblici in infrastrutture.
  • Esenzione dall’Irap ad aliquote IRPEF al 10% per i ricercatori che nei prossimi cinque anni rientreranno in Italia.
  • Deduzione d’imposta del 10% sui costi sostenuti dalle imprese che investono in innovazione e ricerca (Tecno-Tremonti).

Tra gli interventi previsti riteniamo particolarmente importanti e condivisibili, le misure sulla famiglia e la difesa del made in Italy:

  • Bonus di 1.000,00 euro per i figli successivi al primo tra il 1° ottobre 2003, oppure dal primo gennaio 2004, e l’agosto 2005.
  • Misure di difesa del “made in Italy" per la tutela della produzione nazionale anche attraverso maggiori controlli alle dogane contro la contraffazione e con la concessione di agevolazioni per le attività promozionali all’estero dei prodotti italiani.

Per quanto riguarda la Legge finanziaria 2004 i provvedimenti che saranno all’esame del parlamento nei prossimi mesi e dovranno vedere il confronto con le forze sociali riguardano un articolato pacchetto di tagli tra cui:

  • La razionalizzazione delle spese per gli acquisiti operati dalla pubblica amministrazione.
  • Il potenziamento del patto di stabilità interno per gli enti locali.
  • Il contributo triennale di solidarietà del 2% sul trattamento delle pensioni.

Per quanto riguarda i trasferimenti agli enti locali è necessario garantire una copertura almeno pari al tasso d'inflazione.
Ciò significherebbe mantenere l’attuale livello quantitativo e qualitativo delle prestazioni ed interventi, non è pensabile una riduzione dei trasferimenti incentivando, da parte delle amministrazioni inasprimenti del prelievo fiscale e parafiscale sui cittadini.
Sempre nel quadro del Patto di stabilità delle autonomie locali, siamo contrari ad una accelerazione della dismissione delle municipalizzate (2006) che rischia di trasformarsi nella svendita di un patrimonio economico e tecnologico a volte strategico.

Siamo ben consapevoli della necessità di interventi economici che consentano:

  • L'immediato rilancio dell'economia.
  • La correzione dei conti pubblici.
  • L'adeguamento della normativa prevista dalla legge delega in materia previdenziale.

Ritenevamo che la riforma previdenziale potesse seguire un iter proprio, attraverso il confronto con le forze sociali ed il coinvolgimento dei lavoratori interessati.
La relazione previsionale e programmatica del Cipe colloca nella seconda meta del 2004 la ripresa dell'economia Italiana, in linea con quanto atteso dagli altri paesi nell'area euro.
La manovra è quindi oggi affiancata dalla proposta di riforma del sistema delle pensioni e prevede misure correttive per circa 16 miliardi di euro (32 mila miliardi di vecchie lire) utilizzando misure una tantum e provvedimenti strutturali di riduzione della spesa corrente.
L'obiettivo è di ridurre il deficit del 2004 al 2,2% contro un tendenziale 3,1%.
Questo quadro è desiderabile ma imprevedibile, sono troppe le variabili in campo, a partire dai comportamenti futuri dei paesi produttori di materie prime, in particolare il petrolio.
Diviene sempre più urgente attuare quella riforma della contrattazione e degli strumenti contrattuali che superi definitivamente ogni forma di egualitarismo e omologazione nazionale.
E' una strada irta di difficoltà ma ineludibile.
Proprio perché la coperta diventa sempre più corta è necessario legare la contrattazione ed il potere d’acquisto alle condizioni reali territoriali.

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Posizione Sin.Pa. su Finanziaria e Pensioni

La nostra posizione sulla "Delega al governo in materia previdenziale" disegno di Legge 2058

Diritti acquisiti e incentivi al prolungamento dell'attività lavorativa.
La scelta del lavoratore di andare in pensione o di continuare a lavorare deve essere libera e non influenzata.
Sino a che il secondo sostegno del sistema contributivo (la pensione integrativa) non sarà operante occorre garantire i diritti acquisiti all'attuale generazione di lavoratori cinquantenni. Pensiamo si debba prendere in considerazione anche l'ipotesi di individuare un canale di garanzie a se stante per i lavoratori precoci che verrebbero pesantemente penalizzati dalle modifiche che si stanno introducendo.
La data del 2008 per introdurre, portandolo a regime quando andranno in pensione i lavoratori cresciuti nel sistema Dini, la riforma ha senso se si da respiro al sistema contributivo integrativo, principale garanzia per il futuro pensionistico delle nuove generazioni di lavoratori, togliendo alcuni privilegi non più giustificabili, esempio la disparità tra pubblico e privato.
Gli incentivi (si parla di un bonus che dovrebbe essere del 32,7%), da introdurre nel 2004 allo scopo di invogliare chi ha raggiunto i requisiti per il godimento della pensione di anzianità a continuare a lavorare, dovrebbero venire coperti attraverso la fiscalizzazione di tali oneri, garantendo comunque l'entità del tetto pensionistico maturato al momento dell'andata in pensione.

Riforma del sistema Previdenziale
Riteniamo che alcuni capisaldi debbano essere riconfermati:
Si deve arrivare ad un sistema semplificato e unificato che attui quanto gia previsto dalla riforma Dini; definendo un tetto contributivo ed un tetto anagrafico oltre il quale si riconosce il diritto del lavoratore di godere dei frutti del suo lavoro in un contesto di età che progressivamente si prolunga.
In questo quadro è fondamentale dividere la Previdenza dall'Assistenza, affrontando nel contesto socio assistenziale i problemi sociali, per questo concordiamo con la necessità di ricondurre alla sua natura le pensioni di invalidità; vale a dire interventi di sussidio al reddito per persone che non hanno alcuna capacità lavorativa sulla base di certificazioni incontrovertibili da parte degli enti preposti a tali diagnosi.
Allo stesso tempo concordiamo sulla necessità di ridefinire le cosiddette pensioni anomale o d'oro (parlamentari, magistrati, militari, ecc) per recuperare risorse aggiuntive alla previdenza futura riteniamo tuttavia fondamentale l’effettivo avvio della previdenza contributiva da subito.
A nostro parere fondamentale deve essere:

  • Garantire la scelta libera e volontaria da parte del lavoratore nel decidere la destinazione del suo Tfr alla luce dei rendimenti e dell'accesso alla liquidità, in tempi e modi certi, in caso di necessità.
  • I fondi integrativi dovranno avere regole chiare, certe ed essere gestite dai lavoratori.
  • Vi dovrà essere la completa equiparazione tra fondi chiusi e fondi aperti.

Questa materia richiede elasticità e certezza dei valori di riferimento.
Il dirottamento dei Tfr (che ricordiamo essere un diritto indisponibile) verso i fondi pensioni, oltre che avvenire su base volontaria, dovrebbe venire incentivato attraverso adeguati interventi fiscali e riordinando in tempi certi la normativa sulla tassazione dei fondi pensioni.
Tra una quindicina di anni andrà in pensione la prima generazione di lavoratori che ha versato contributi nella cornice della riforma Dini.
Questi lavoratori avranno una disponibilità pensionistica seriamente inferiore a quella delle attuali generazioni, alcuni osservatori affermano di circa il 30%.
E' su questa fascia di lavoratori che deve indirizzarsi l'incentivazione ad aderire al fondo pensioni integrativo, anche in previsione del probabile prolungamento della loro attività lavorativa. In ragione di questo scenario, assolutamente prevedibile, occorre avviare il riordino degli ammortizzatori sociali, in tempi certi e veloci, come previsto dal Patto per l'Italia.
Molti lavoratori diffidano dal trasferire il proprio Tfr al fondo pensioni perché temono di perdere uno strumento insostituibile di sostegno al reddito nella tutt'altro che imprevedibile ipotesi di discontinuità nella propria attività lavorativa. In mancanza di strumenti di sostegno al reddito certi, tale preoccupazione è legittima e comprensibile.
Siamo contrari alla posizione di chi insiste per un trasferimento "obbligato" del Tfr ai fondi chiusi. I fondi chiusi sono strumenti negoziali ed in quanto tali consentono alle organizzazioni dei lavoratori di spuntare, dentro una logica di scambio con le imprese, concessioni in termini di liquidità e sostegno al reddito.
I fondi aperti sono strumenti unilaterali non sottoposti ad alcun negoziato tra lavoratori e imprese e quindi meno legati a fattori contingenti.
Occorre mettere a disposizione dei lavoratori il massimo dell'informazione e della conoscenza, garantire sul piano normativo il rendimento e la liquidità in caso di necessità e lasciare alla liberta del lavoro l'adesione al fondo preferito.

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Mezzogiorno

Il Sin.Pa conviene sul fatto che occorrono interventi specifici, sul piano economico e infrastrutturale, per la valorizzazione e sviluppo del meridione.
Ci teniamo tuttavia a sottolineare che un tavolo simile, pur con diverse motivazioni, serve anche al Nord proprio per la funzione trainante e propulsiva che esso svolge oltrechè per i problemi sociali che sono presenti nel suo territorio.
E' bene evitare gli sprechi e le "cattedrali nel deserto" che hanno spesso caratterizzato gli interventi degli anni passati consolidando una cultura assistenziale i cui danni sono ancora presenti. L'errore principale di quegli interventi è stato quello di pensare di poter trasferire al sud il modello economico del nord (chimica, siderurgia, meccanica, ecc).
Rispetto al tavolo di incontri occorre introdurre il metodo di lavorare affrontando singoli argomenti evitando discussioni onnicomprensive.
In premessa è bene ricordare che per poter ragionare con cognizione di causa sul mezzogiorno è necessario fare emergere e conoscere l'entità del sommerso usando, allo scopo, tutti gli strumenti utilizzabili come da "Linee guida per il programma straordinario di accertamento finalizzato alla intensificazione dell'azione di contrasto all'economia sommersa e per l'emersione progressiva per i lavoratori subordinati".
Siamo convinti che sia necessario valorizzare le risorse esistenti, in particolare turismo, produzione e trasformazione agroalimentare e sviluppo culturale.
Le grandi opere devono collocarsi all'interno di una progettazione infrastrutturale che deve essere ulteriormente consolidata.
In questo quadro una particolare attenzione deve essere data allo sviluppo delle reti idriche ed alle garanzie di una loro gestione per i bisogni delle cittadinanze.
Occorre porsi il problema del controllo degli appalti e della costruzione delle condizioni di sicurezza economica per i possibili investitori privati.
Va bene ri-finanziare, attraverso il "prestito d'onore" nuove attività imprenditoriali, occorre tuttavia un controllo affinché tali attività abbiano continuità produttiva e non siano solo di carattere temporaneo con il rischio di determinare nuova disoccupazione.
Noi individuiamo come luogo di programmazione e controllo la conferenza Stato Regioni, strumento innovativo rispetto al passato e che deve salvaguardare il suo carattere tecnico e imprenditoriale.

Il Segretario Generale
Rosi Mauro
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